Casi

Il termine sanscrito kāraka significa «caso» e indica la relazione d’un nome rispetto al verbo (lett. «ciò che rende realizzata [l’azione del verbo]»).
Vocativo e Genitivo non sono considerati kāraka: il primo è avulso dalla frase, il secondo indica una relazione tra due nomi.

Il caso è una categoria grammaticale che consiste nella modificazione di un nome a seconda della sua funzione logica (soggetto, complemento diretto, complemento indiretto, ecc.).
il sanscrito comprende otto casi: katṛ (il nominativo), karman ( l'accusativo), ṣaṣṭhī (il genitivo), sampradāna (il dativo), sambodhana (il vocativo), apādāna (l'ablativo), karaṇa (lo strumentale) e adhikarana (il locativo).

nominativo, esprime  il soggetto,  cioè colui che fa l'azione

vocativo, è il caso dell'apostrofe e dell'invocazione; esso indica la persona alla quale si rivolge il parlante.

accusativo, esprime il complemento oggetto, e risponde alla domanda "chi? che cosa? ", cioè colui o cosa subiscono l'azione del soggetto. Es. Io (sogg. \ compio l'azione) mangio (verbo) la mela (compl.ogg. \ che cosa mangio?)

strumentale, esprime sia il complemento d'agente o di causa efficiente sia il complemento di mezzo; può essere tradotto servendosi di "da", "con", "per mezzo di"; esso può esprimere anche il tempo entro il quale é compiuta una determinata azione; costruito con saha ha il valore di complemento di compagnia.
Es: saḥ rathena (strum.) gacchati "Egli va su un carro (si muove per mezzo del carro)", sā saṃskṛtena (strum.) vadati "Ella parla in sanscrito", tat puṇyena (strum.) saphalaṃ bhavati "Ciò diventa fruttuoso grazie al merito (religioso, ossia grazie alle buone azioni compiute in passato)", saḥ paṇḍutena (strum.) saṃvādaṃ karoti "Egli fa conversazione con il sapiente, tat śatena (strum.) tulyam asti "Ciò può essere bilanciato da (ossia equivale a) cento".

dativo, esprime il complemento di termine risponde alla domanda "a chi? a che cosa?" Es. Io (sogg.\compio l'azione) do (verbo) alla mamma (a chi?) una mela (compl. ogg.\acc.)

ablativo, esprime il moto da luogo, e indica un allontanamento o una separazione (a livello fisico con verbi di movimento; a livello mentale con verbi che esprimono paura, vergogna, ecc.); è usato anche per indicare il complemento di causa e il secondo termine di paragone.
tu cadi da cavallo, tu osservi dal palazzo, tu rubi a un brav'uomo, il Gange sorge dall'Himālaya, ella è lontana dallo studio, il sapiente è più profonde dell'oceano.

genitivo, con cui viene espresso il complemento di specificazione e risponde alla domanda "di chi?  di che cosa?" Es. Io do alla mamma (compl. di termine a chi? dat.) la mela (compl. ogg. \acc.) di Anna (di chi? compl. di spec \gen), oppure :  del mio orto (di che cosa? compl. di spec. gen.)
Con il tempo il genitivo ha assunto sempre più funuzioni, sicché è possibile affermare che esso esprime qualunque rapporto che non sia rappresentato dagli altri casi.

locativo, di norma viene accompagnato da una preposizione. Può esprimere lo stato in luogo (in casa), il tempo determinato (d’inverno), il complemento di argomento, a seconda delle preposizioni da cui è preceduto. Non c’è movimento: “in”
Io quest'anno studio sanscrito, tu compi il culto degli dei a casa, egli scrive su una foglia di loto, il servo sta alla porta.