अबिधानमाला

abidhānamālā


abidhānamālā-, sf. “collana di parole” dizionario

IAST devanāgarī traduzione riferimento
saṃdhāvacana- संधावचन sn. discorso allusivo a
saṃskāra- संस्कार sm. (ifc. sf. ā) il mettere insieme, il formare bene, il rendere perfetto, compimento, abbellimento, ornamento, purificayione< precisone, pureyya (spec. della pronuncia o dell-espressione)«br />√kṛ- “confezione”, preparazione, atto preliminare; atto complementare; “coagente”, coefficiente; “attività seminale”, seme attivo; ciò che è “purificatore”; “consacrazione”. Il termine samskāra ha una duplice valenza principale.
1) Si riferisce al “rito preparatorio” di purificazione ai fini della consacrazione, investitura, ecc., o a un generico rito preliminare che caratterizza i momenti salienti della vita di un individuo, dal concepimento fino alla morte. Fra i più importanti vanno menzionati: il rituale celebrato alla nascita (jātakarman), l’imposizione del nome (nāmakaraṇa), l’iniziazione (upanayana), il matrimonio (vivāha) e il rituale celebrato alla morte (antyeṣṭi).
2) Definisce il “seme” causale dell’azione ingenerato dalle tendenze o “impressioni” (vāsanā) presenti nella sostanza mentale (citta) e derivanti da esperienze (anubhava), azioni (karman), pensieri (cintā) prodotti nell’esistenza attuale e nelle indefinite esistenze anteriori. Nel corso di una vita i samskāra agiscono come quelle cristallizzazioni mentali, definite o indefinite, che portano a radicare inclinazioni e abitudini e che, come residui (śeṣa), costituiscono effettivi semi subconsci potenziali. I samskāra possono esistere a livello individuale come in quello universale. Secondo la cosmogonia vedica, infatti, anche ogni ciclo universale (kalpa) rappresenta l’espressione dei samskāra provenienti dal ciclo precedente e inerenti a prajāpati. (PAR)
a
saṃskṛta- संस्कृत agg. messo insieme, costruito, ben formato o completamente formato, perfezionato; reso pronto, preparato, completato, finito (RV)
(pp) √kṛ- “perfetto”, compiuto in sé; elaborato. Nome dell’idioma classico dell’India che, allo scopo di esprimere perfettamente quanto apparteneva alla Tradizione spirituale, venne lungamente studiato, elaborato e codificato da insignì grammatici sino ad arrivare a una morfologia, a una fonetica e a una grammatica assolutamente coerenti e ineccepibili, tanto da un punto di vista teorico quanto dal lato pratico-espressivo. Così il sanscrito, nella scrittura devanāgarīlipi, cioè nei “caratteri (lipi) della cittadella (nāgarī) degli dèi”, divenne la lingua tradizionale per eccellenza. Tutto il vedānta e gli altri darśana sono espressi in questa lingua, così come le dottrine teistiche vaiṣṇava, śaiva, ecc. il sanscrito di distingue daivari dialetti prākṛti o “volgari”. (PAR)
a
saṃhitā- संहिता sf. congiunzione, connessione, unione; gram. fusione o combinazione di lettere secondo regole eufoniche (sandhi); qualsiasi raccolta di testi o di versi metodicamente ordinata;
√dhā “raccolta”, collezione, serie; antologia; sezione composita dei veda che si riferisce agli inni o mantra usati nei sacrifici; ogni sistematica e metodica raccolta di testi o versi a carattere sacro. (PAR)
a
saguṇabrahma- सगुणब्रह्म sn. brahman con attributi (saguna) o brahman non supremo (aparabrahma); l’Essere qualificato o Essere universale o Essere-con-secondo; l’Uno ontologico; il Dio-persona; īśvara, causa prima della venuta in esistenza dell’universo e creatore del mondo dei nomi e delle forme. È il corpo causale dell’intero manvantara. —> viṣṇu glo
sajātya सजात्य agg. che è della stessa razza o famiglia; sn. origine o discendenza uguali, fratellanza, parentela app
sādh- साध् vb. cl. 1 P. Ā. andare dritto a uno scopo, raggiungere un obiettivo, avere successo, riuscire, prosperare a; 1
sādhu- साधु agg. 1. dritto, retto, giusto; che guida dritto a uno scopo, che colpisce nel segno, che coglie il bersaglio, infallibile;
sm. agg. avv., saggio, colui che ha compiuto la perfetta realizzazione, buono; bene. Appellativo generico per gli asceti itineranti. Anche colui che compie od opera per il bene stesso. (Par.)
a; 1
saptarṣi- सप्तर्षि sm. i “sette saggi-veggenti” (ṛṣi) primordiali. Nello satapatha brāhmaṇa (14.5.2.6) essi sono così elencati: marīci, atri, aṅgiras, pulaha, kratu, pulastya e vasiṣṭha; il mahābhārata (12) li elenca come segue: gautama, bharadvāja, viśvāmitra, jamadagni, vasiṣṭha, kaśyapa e atri: essi sono considerati i ṛṣi del primo manvantara e chiamati anche prajāpati o patriarchi. La costellazione dell’Orsa Maggiore, le cui sette stelle rappresentano i ṛṣi menzionati. app
sam सम् avv. insieme con, insieme, nell’insieme (usato come preposizione o prefisso per verbi e derivati verbali e esprime “congiunzione”, “unione”) bg 4-24
samā- समा sf., anno īśo-2
samādhi- समाधि sm. il mettere insieme, l’unire o il combinare con; concentrazione dei pensieri, meditazione profonda o astratta, contemplazione intensa di ogni oggetto; assorbimento intenso.
“contemplazione”, contemplazione profonda, con- templazione trascendentale; “identità contemplativa”, “divino assorbimento” (Ma. Ka. 3.37), contemplazione in cui si raggiunge un perfetto stato di identità essenziale e quindi coscienziate; l’integrale assorbimento che consegue alla costante e continua meditazione profonda (nididhyāsana). Secondo l’etimologia tradizionale (nirukti), il termine samādhi designa una consapevole “identità (sama) trascendente (adhi)” che, superata la fase della concentrazione volontaria (dhāraṇā) e della meditazione (dhyāna), si risolve in un flusso costante, ininterrotto e spontaneo di consapevolezza priva di qualsiasi fluttuazione, distrazione o decadimento. Il samādhi costituisce l’ottavo e ultimo mezzo o passo (aṅga) del rājayoga di Patañjali il quale, nello yogasūtra, ne dà una descrizione assai dettagliata e mette in evidenza la distinzione fondamentale tra samādhi “con seme” (sabīja-) e “senza seme (nirbīja-). In genere designa lo stato di unione (yoga) col Divino personale (īsvara) e di identità (aikya) col Divino impersonale (brahman) al quale perviene lo yogin. In relazione al contenuto di coscienza si distingue in samādhi “con proiezione-differenziazione” (savikalpa) e “senza proiezione-differenziazione” (nirvikalpa). Nel samādhi di qualunque specie ha termine la sādhanā vera e propria e inizia la presa di consapevolezza del sostrato brahmanico. (Par.)
bg 4-24
samāyukta- समायुक्त agg., unito bg 15-14
samāyuj- समायुज् vb. cl. 7 P. unire o legare insieme, collegare bg 15-14
samidh- समिध् agg., che accende, che infiamma, che brucia; sf. 1. legna da ardere, combustibile, tronco di legno, fasci (dim legna); 2. l’accendere, l’infiammare app; app
sarasvat- सरस्वत् sm. N. di una divinità che appartiene alla regione superiore; N. di una divinità maschile corrispondente a sarasvatī app
sarva- सर्व agg. tutto, intero, completo, ogni. īśo-1; īśo-5; īśo-6
sarvabhūta- सर्वभूत agg. che è ovunque; sn. pl. o iic, tutti gli esseri; sn. sm. fattore o causa di tutte le cose e du tutti gli esseri īśo-6
savitṛ- सवितृ sm., incitatore, stimolatore, vivificatore (riferito a tvaṣṭṛ); N. di una divinità solare; orbe del sole (nella sua forma ordinaria) o il suo dio (sua moglie è pṛśni) ga; app
sahūti- सहूति sf. invocazione congiunta o unita app
sāman- सामन् inno o canto di preghiera in versi, spec. tipo di testo sacro o componimento poetico chiamato sāman (che può essere cantato e che costituisce, con ṛc, yajus, chandas, uno dei quattro generi di componimenti vedici menzionati per la prima volta in RV X.90.9) app
sukha- सुख piacevole, gradevole, amabile, gentile bg 2-14
sūri- सूरि 1- sm., incitatore, colui che istituisce un sacrificio
2- sm. colui che pressa o estrae il soma, sacrificatore del soma
3- sm. corso, sentiero
app
sūrya- सूर्य sm., sole, dio del sole (nei veda il nome sūrya - generalmente distinto da savitṛ- - denota il più concreto degli dèi solari, la cui connessione con l’astro è sempre presente nella mente del poeta) laghu; app
soma- सोम sm. succo, estratto, succo della pianta del soma, sarcostema viminalis o asclepias acida (gli steli di questa pianta venivano pressati tra due pietre, spruzzati con acqua e purificati attravaerso un filtro, da cui il succo acido colava in brocche, dette kalaśa, o in contenitori più ampi, detti droṇa; veniva poi mescolato con burro chiarificato e farina, fatto fermentare e quindi offerto in libagione agli dèi o bevuto dai brahmani; la pianta veniva raccolta alla luce lunare sulle montagne); in alcuni passi si dice sia stato portato dal cielo da un falco e che era protetto dai gandharva; il soma è personificato come uno degli dèi vedici più importanti, alla cui lode sono dedicati tutti i 114 inni del IX libro del ṛgveda.
Nella mitologia post-vedica e in alcuni degli inni più recenti del RV soma è identificato con la luna, come ricettacolo dell’altra bevanda degli dèi, chiamata amṛta, con viṣṇu, śiva, yama e kubera.
a; b
sthā- स्था vb. cl. 1 P. Ā., stare, stare saldamente, rimanere laghu
īśo-4
spṛś-1 स्पृश् agg. ifc., che tocca, che entra in contatto bg 2-14
spṛś--2 स्पृश् vb. cl. 6 P., toccare, sentire con mano, prendere possesso, far proprio, approppriarsi (Mbh) bg 2-14
sparśa- स्पर्श ifc., tocco, senso del tatto; qualità percepibile toccando un oggetto (caldo, freddo, levigatezza, morbidezza, ecc.) (Mbh) —> mātrāsparśās bg 2-14
svadhā- स्वधा sf. offerta sacrificale dovuta a ciascun dio, spec. cibo o libagione, bevanda rinfrescante offerta ai pitṛ o spiriti degli antenati defunti (che consiste di burro chiarificato; spesso solo un avanzo dello havis) app
svar- स्वर् sn., uno dei tre vyāhṛti, splendore del sole, luce; spazio o cielo luminoso (distinto da div- che è la volta sopra di esso); spazio sopra il sole o tra il sole e la stella polare, regione dei pianeti e delle costellazioni (terzo dei sette mondi e terzo dei tre vyāhṛti; svar è pronunciato dopo oṃ e dopo la gayatrī da ogni brahmano all’inizio delle preghiere quotidiane) ga; app
svādhī स्वाधी agg. premuroso, sollecito, attento, devoto, pio (nom. pl. svādhyaḥ) app
svāhā स्वाहा intz. ave! salve! ti benedico! (dat.; esclamazione usata per enfatizzare le oblazioni agli Dei); oblazione, Oblazione personificata (figlia di dakṣa e moglie di agni, presiede alle offerte bruciate; si dice che il suo corpo sia costituito dai quattro veda e le sue membra da sei aṅga o membra del veda; viene anche rappresentata come moglie del rudra paśupati) app
svid स्विद् pc. interrogativa o dubitativa, spesso dopo l’interrogativo ka-, spesso traducibile con “pensi?”, “forse”, “di grazia”, “certo”, “qualche” īśo-1