वेद गृह

La sezione “veda” ospita traduzioni letterali di alcuni testi vedici, parola per parola. Spesso le traduzioni in commercio o in rete sono interpretazioni personali del traduttore, a volte fantasiose.

“Il sanscrito è una lingua straordinariamente concisa, spartana, parca di molti elementi (articoli, avverbi e preposizioni, pronomi e soggetto del verbo, i verbi stessi) che precisano senza possibile confusione il valore grammaticale delle parole. Inoltre il sanscrito amalgama due, tre se non quattro parole in una sola senza preoccuparsi dell’ordine logico con il quale il lettore deve articolarle mentalmente per dare un senso infallibilmente preciso a questa metaparola. Tutto questo conferma che il sanscrito era riservato ai brahmini, che la sua testualità serviva principalmente di aiuto alla memorizzazione, il senso reale e profondo era oggetto di una trasmissione orale di padre in figlio, di maestro a discepolo. Il significato profondo era in questo modo preservato.
NON esiste un solo significato, definitivo, assolutamente vero, concetto tipicamente occidentale estraneo agli hindù. Il significato intimo, morale e metafisico è flessibile, ondeggiante, si perfeziona nel segreto della meditazione o della riflessione. Non è mai definitivo.” (Martine Buttex, 108 upaniṣad, Dervy)

Per questo motivo è indispensabile una traduzione letterale e precisa parola per parola del testo, e di ogni parola il suo valore grammaticale. Ridare in italiano, anche a costo di “maltrattarlo”, l’esatta sinstassi del sanscrito, questo è lo scopo di queste pagine. Qualsivoglia modifica alla struttura del testo originale è già una interpretazione. Il lettore potrà poi confrontare la “letteralità” grezza della traduzione, i diversi significati di ogni parola, con le traduzioni dei sanscritisti, orientalisti, maestri spirituali …

Il significato profondo lo scoprirà poi il lettore stesso.

tripurāntaka śiva śiva