कारक


kāraka sn. “che serve a far accadere l’azione indicata da un verbo”, caso grammaticale
       
kartṛ che compie, che agisce gram. agente di un’azione, soggetto di una frase è il nominativo, il caso che risponde alla domanda implicita “chi compie l’azione?”, “cosa compie l’azione?”
sambuddhi è il caso dell’apostrofe e dell’invocazione   è il caso vocativo, indica la persona alla quale si rivolge il parlante
karman esprime il complemento oggetto gram., oggetto è il caso accusativo rispondente alla domanda implicita “chi è oggetto dell’azione?”, “che cosa è oggetto nell’azione?”. cioè colui o cosa subiscono l’azione del soggetto.
karaṇa che fa, che produce, che causa gram., mezzo o strumento con cui è effettuata un’azione. Esprime sia il complemento di agente che il complemento di mezzo. è il caso strumentale, indica il mezzo con cui si compie una determinata azione. Può essere tradotto servendosi di “da”, “con”, “per mezzo di”; esso può esprimere anche il tempo entro il quale é compiuta una determinata azione; costruito con saha ha il valore di complemento di compagnia.
Es: saḥ rathena (strum.) gacchati “Egli va su un carro (si muove per mezzo del carro)”, sā saṃskṛtena (strum.) vadati “Ella parla in sanscrito”, tat puṇyena (strum.) saphalaṃ bhavati “Ciò diventa fruttuoso grazie al merito (religioso, ossia grazie alle buone azioni compiute in passato)”, saḥ paṇḍutena (strum.) saṃvādaṃ karoti “Egli fa conversazione con il sapiente, tat śatena (strum.) tulyam asti“Ciò può essere bilanciato da (ossia equivale a) cento”.
sampradāna atto di affidare, consegnare complemento di termine è l’equivalente del caso dativo, che indica il destinatario o il ricevente in un’azione di dono o conferimento di qualcosa in senso concreto o astratto dando risposta alla domanda implicita “a chi?”, a cosa?”, “verso chi o cosa?”.
apādāna rimozione, atto del portare via; luogo da cui viene rimosso qualcosa esprime il moto da luogo, e indica un allontanamento o una separazione. (a livello fisico con verbi di movimento; a livello mentale con verbi che esprimono paura, vergogna, ecc.); è usato anche per indicare il complemento di causa e il secondo termine di paragone. è l’equivalente del caso ablativo, che indica un oggetto stazionario o fermo dal quale il movimento prende il via rispondendo alla domanda implicita “da chi?”, “da cosa?”, “da dove proviene l’azione espressa dal verbo?”
Es: tu cadi da cavallo, tu osservi dal palazzo, tu rubi a un brav’uomo, il Gange sorge dall’Himālaya, ella è lontana dallo studio, il sapiente è più profonde dell’oceano.
sambandha il legare o l’unire insieme, unione esprime il complemento di specificazione; l’appartenenza e la relazione. é l’equivanlente del caso genitivo. Risponde alla domanda “di chi? di che cosa?” Es. Io do alla mamma (compl. di termine a chi? dat.) la mela (compl. ogg. \acc.) di Anna (di chi? compl. di spec \gen), oppure : del mio orto (di che cosa? compl. di spec. gen.)
Con il tempo il genitivo ha assunto sempre più funuzioni, sicché è possibile affermare che esso esprime qualunque rapporto che non sia rappresentato dagli altri casi.
adhikaraṇa atto di porre a capo, ubicazione può esprimere lo stato in luogo (in casa), il tempo determinato (d’inverno), il complemento di argomento, a seconda delle preposizioni da cui è preceduto. è il caso locativo e indica dove si trovi qualcuno o qualcosa rispondendo alla domanda “dove?”.
Non c’è movimento: “in”
Io quest’anno studio sanscrito, tu compi il culto degli dei a casa, egli scrive su una foglia di loto, il servo sta alla porta.