Grammatica sanscrita

fonetica



VI. — Alternanza vocalica

38- Definizione. - Il sanscrito ha ereditato dall’indoeuropeo un sistema di alternanza delle vocali che gioca un ruolo importante nella derivazione, nella declinazione (dove va a colpire la sillaba predesinenziale) e nella coniugazione, dove va a colpire la radice (o l’affisso, quando c’è). Così troviamo forme come VID-maḥ (“noi sappiamo”) /VED-mi (“io so”), agni-ḥ (“il fuoco” sostantivo. sg.)/agnay-aḥ (snom.pl. dove ay- è e, secondo 32 c).

In sanscrito, questo sistema di alternanza ha assunto un aspetto molto particolare. Empiricamente, può essere descritto solo in riferimento alla presenza (o assenza) di una a nella sillaba in esame (radice, affisso o suffisso). Per riprendere gli esempi di cui sopra, diremo quindi che in VID-maḥ la radice è “priva di a”, mentre contiene una “a” nella forma VED- (da VED-mi): non dimentichiamo che nella fonetica tradizionale sanscrita e = a/ā + i/ī; stessa osservazione per il predesinenziale di agniḥ/agnayaḥ. Siamo quindi portati a chiamare grado zero quello senza a, e grado pieno quello che ne possiede una; in questo modo la radice che significa “piangere” sarà al grado zero nella forma RUD-i-ta- (part. pass. passivo), al grado pieno in ROD-i-tum (infinitivo). Infine, c’è un terzo grado detto “aumentato” perché rappresenta il massimo aumento ( vṛddhi) della vocale. Così, negli esempi precedenti la e in VED diventerà ai (VAID-ya- “erudito”), la o in ROD- diventerà a (a-RAUD-iṣ-ī-t, aoristo).

39- a) Il grado zero (o: “debole”, “ridotto”) è quindi il grado in cui la sillaba non ha una “a”. Se ci atteniamo alle radici, che normalmente consistono di due consonanti che incorniciano un elemento vocalico, le possibilità teoriche sono: nessuna vocale, vocale i/ī, vocale u/ū, vocale ṛ/ṝ, vocale . Così pa-PT-uḥ (“volarono”, la radice è qui ridotta ai due consonanti P e T); VID- maḥ (“sappiamo”); RUD-i-ta- (“pianto”); va-VṚT-uḥ (“si voltarono”); KḶP-ta- (“aggiustato, preparato”).

40- b) Il grado pieno (o “forte”, o guṇa, secondo la terminologia tradizionale) è formato, come abbiamo visto, dall’inserimento di una a tra la consonante iniziale e l’elemento vocalizzabile. Così abbiamo : PAT-a-ti (“vola”); VED-mi (“lo so”); ROD-i-tum (“piangere”); VART-a-te (“si gira”); KALP-a-te (“organizza”).

41- c) Il grado aumentato (o “lungo”, o vṛddhi) è formato dall’aumento massimo della vocale (in effetti solo a) o del dittongo (ricordiamo che ar et al sono dittonghi, cfr. 18). Così : PĀT-a- (“volo”), VAID-ya- (“erudito”), a-RAUD-iṣīt (“pianse”), VĀRT-tā- “professione”).

Osservazioni. - Questa era la descrizione tradizionale (cioè secondo lo standard Pāṇini) di uno stato di cose molto più complesso. Per farla breve, indichiamo solo alcuni dei fenomeni più frequenti:


42- a) Spesso è impossibile prevedere il guṇa, partendo dal grado zero, poiché un gran numero di radici inseriscono la a non prima ma dopo la vocale. Così, da IJ-ya-te (“egli è sacrificato”) si è tentati di mettere uno stato *EJ- dalla radice al grado pieno (guṇa) mentre “egli sacrifica” è detto YAJ-a-ti; la stessa osservazione vale per la sequenza DYU-ta- (part. passato passivo)/DEV-i-tum (infinito) della radice che significa “giocare a dadi”. Sarebbe quindi più saggio tenere il grado pieno per l’aspetto normale e insegnare che il grado zero si forma togliendo la a, ovunque essa sia: YAJ- privato della a può essere solo IJ- (la semi-consonante che torna ad essere vocale naturale); per quanto riguarda il DEV -, privato della a, si riduce ad una occlusiva (D) seguito da due semi-consonanti Y/I e V/U; si può allora indovinare che la radice avrà due gradi zero (DĪV- e DYŪ- *diu essendo impossibile secondo 32 b): questo è ciò che succede dato che abbiamo DIV-ya-ti “gioca” e DYU-ta- (“giocato”).

43- (b) Alcune alternanze sembrano essere aberranti; TAN-o-ti (“egli tende”)/TA-ta- (“teso”); a-GAM-a-t(“egli andava”)/GA-ta-ta- (“andato”). Questi gradi zero con una a sembravano ovviamente un’eccezione. Infatti, corrispondono alla presenza di e (n e m “vocali”) che in sanscrito (come in greco) sono diventate a davanti a una consonante, mentre assumono naturalmente il loro aspetto consonantico davanti una vocale. Così ja-GM-uḥ (“andarono”).

44- c) Allo stesso modo, solo il ricorso a fatti preistorici può spiegare il grado zero in i/ī di radici il cui grado pieno è in ā (quindi ā-DHI- “deposito”, ma DHĀ-tum “depositare”). </font>