Grammatica sanscrita

fonetica



III. - Finale assoluta

11- Definizione. - Quando una parola sanscrita, nella sua forma grammaticale vera (cioè con le sue desinenze), viene usata in modo isolato (frase di una singola parola) o davanti a una forte punteggiatura, la sua desinenza può essere sincopata o modificata (per “ammorbidimento” e “assordamento”). In realtà, questo trattamento chiamato “finale assoluta” riguarda solo le desinenze consonantiche. Le regole sono le seguenti:

12- a) Se una parola sanscrita nella cosiddetta posizione di “finale assoluta” termina con una vocale, la vocale rimane invariata;
b) Se la parola termina con più di una consonante, rimane solo la prima; le altre scompaiono. Esempio: bhavants “essere” (partic. pres. m. nom. sg.) diventa bhavan ;
c) Le occlusive (eccetto quelle palatali, cfr. 14) sono ridotte alla sorda non aspirata della loro categoria. Vale a dire, kh, g, gh, diventano k; ph, b, bh, diventano p; ecc. Esempi: agnimaths “accendifuoco” (nom. m. sg.) diventa agnimat; samidhs “ceppo” (ibid.) diventa samit.

13- d) Un fenomeno notevole è quello che spesso viene chiamato, ma semplicemente per comodità, “trasferimento d’aspirazione”: se nel gruppo delle consonanti terminali c’è un’occlusiva aspirata (per esempio, dh) e se la consonante che precede la vocale terminale è un’occlusiva sonora non aspirata, l’aspirazione è trasferita alla detta consonante predesinenziale; per esempio uṣarbudhs “che si sveglia all’alba” (nom. m. sg.) diventa uṣarbhut (t finale secondo 12 c); d’altra parte, triṣṭubhs “posizione” diventa triṣṭup (senza “trasferimento d’aspirazione” perché la consonante predesinenziale è sorda).
Nota. - Nel (raro) caso in cui la vera aspirata (la laringale-sonora  h ) si trovi nel gruppo consonantico terminale si dovrebbe applicare la regola di cui sopra: kāmaduhs "mucca dell'abbondanza" (nom. f. sg.) diventa kāmadhuk (la k è spiegata di seguito, 14).

14- e) Le palatali sanscrite e la laringale sonora h erano originariamente gutturali. Il linguaggio ne mantiene la sensazione, come dimostra la coniugazione di HAN- “uccidere, colpire”, l’alternanza HAN-ti (3ª sg.): GHN-anti (3ª plurale). Nella finale assoluta, il suono palatale e laringeo (h) diventa così la gutturale sorda k (secondo 12 c); ad es. vācs “la parola” (nom. f. sg.) diventa vāk; bhiṣajs “il medico” (nom. m. sg.) diventa bhiṣak; infine kāmaduhs (cf.sopra 13) diventa kāmadhuk.

Nota. - In alcuni casi, imprevedibili, palatali e laringale-sonora non diventano la gutturale sorda non aspirata ma la cerebrale sorda non aspirata (); così devayajs "il sacerdote" (nom. m.. sg.) diventa devayaṭ; turāsahs "che si appropria di qualcosa con la violenza" diventa turāsaṭ.


15- f) Infine, r e s si ammorbidiscono in . Quest’ultimo fonema chiamato visarga (“emissione”) non ha nulla a che vedere con il suono laringeo; non è un’aspirazione ma un’espirazione, un leggero respiro emesso in seguito alla vocale desinenziale. Per es. devas “Dio” (nom. m. sg.) diventa devaḥ; il punar “di nuovo” (adv.) diventa punaḥ. Il visarga è un fonema molto frequente in sanscrito a causa del gran numero di desinenze in -s.