Grammatica sanscrita

fonetica

FONETICA

I. - Generalità
1- Il carattere principale del sanscrito è il rigore: la lingua vuole essere grammaticalmente perfetta ed è talmente perfetta che la sua esistenza come mezzo di comunicazione di uso comune è stata talvolta messa in dubbio. In realtà, questo rigore è particolarmente evidente nella brillante descrizione che fece da Pāṇini nel V secolo a.C. Ma era lui stesso l’erede di tecnici attenti a stabilire e salvaguardare una norma linguistica per motivi religiosi: la parola vedica, veicolo di rivelazione non umana e mezzo di azione sulle potenze dell’altro mondo, doveva rimanere foneticamente e morfologicamente intatta per rimanere efficace. Questo spiega certamente il costante lavoro di potatura per eliminare varianti dialettali, pronunce errate, ecc. e per rendere più efficace la parola vedica. In quanto tale, la lingua descritta da Pāṇini (ed è l’unica che conosciamo) è davvero “perfetta”: saṁskṛtam, parola che corrisponde al latino confectum. È questo sanscrito ideale che è rimasto in uso come lingua letteraria, scientifica, giuridica e liturgica fino a pochissimo tempo fa (XV secolo) ed è ancora oggi utilizzata in molti ambienti ortodossi.