Grammatica sanscrita

fonetica



V. - Saṁdhi interno

31- Definizioni. - Le regole di saṁdhi si applicano anche all’interno delle parole, non solo, come è evidente, all’incrocio dei composti, ma anche quando si formano parole semplici, cioè quando si usano prefissi, affissi, suffissi, anche nella coniugazione e in alcune occasioni nella declinazione nominale. Il trattamento è sostanzialmente lo stesso del saṁdhi esterno, ma con alcune modifiche.

32- 1° Vocali e dittonghi. -
a) Le vocali si fondono quando sono di un identico timbro : ādat (“egli mangiava”) è, difatti una a (aumento) + AD- (radice) + a (affisso) + t (desinenza); aśve (“due giumente”) è, difatti aśvā- (tema) + ī (desinenza).
b) Quelle che possono si trasformano in consonanti: atyeti (“supera”) è, infatti, ati (prefisso) + eti (forma verbale); svakṣa- (“con occhi belli”) è suº (prefisso) -)- akṣa- (“occhio”); kartrī- è il f. (suffisso -ī-) di kartṛ- “chi fa”.
c) I dittonghi si trasformano a contatto con qualsiasi vocale o dittongo come segue: e > ay, o > av; ai > āy; au > āv. In questo modo si evita la pausa. Esempi: jayati (“vince”) è, infatti, JE - (radice) + a (affisso) + ti (desinenza); bhavati (“diventa”) è BHO- (radice) + a (affisso) + ti (desinenza); agnayaḥ (“i fuochi”) è agne- (tema) + as (desinenza, che è diventata aḥ, secondo 15): nāvam (“navata” acc. sg.) è nau- (tema) + am (desinenza).

33- 2° Consonanti. - Tra le regole riguardanti le consonanti, le più importanti sono le seguenti:
a) Assordamento delle sonore a contatto con le sorde: atti (“mangia”) è AD- (radice) + ti.
b) Al contrario, una sorda diventa sonora a contatto con una occlusiva sonora (solo di una occlusiva!), quindi marudbhiḥ (str. pl.) è marut- (tema di un nome divino) + bhis (desinenza) ma marutaḥ (nom. pl.): marut + as.
c) Una occlusiva aspirata perde la sua aspirazione (e diventa sorda, se necessario) quando entra in contatto con una s: yotsyati (“combatterà”) è YODH- (radice) + sya (affisso) + ti (desinenza). C’è un “riporto di aspirazione” se la consonante precedente è un suono occlusivo non aspirato: bhotsyati (“si risveglierà”) è BODH- (radice) + sya (affisso) + ti (desinenza).

34- Nota. - Quando un'occlusiva aspirata sonora (dh, bh, ecc.) è a contatto con una dentale sorda non aspirata, mantiene la sua sonorità e trasferisce la sua aspirazione alla dentale, facendola diventare sonora. Questo è molto frequente a causa dell'abbondanza di suffissi e desinenze con iniziali -t. Esempi: BUDH- (radice: "risvegliare") + ta- (suffisso di parte, passato passivo) dà buddha ("risvegliato"); LABH- (radice: "prendere") + ta- > labdha- ("preso"); VṚDH- (radice: "crescere") + ti- (suffisso) > vṛddhi- ("aumento").

35- d) Le palatali, come regola generale, diventano gutturali sorde non aspirate (k) a contatto con una s o una t (e th): vakṣi (“tu parli”) = VAC- (radice) + si (desinenza; secondo 37 c); dikṣu (“direzioni” in loc. pl.) = DIŚ- (tema radice) + su (desinenza; secondo 37 c); yukta- (“aggiogare”) = YUJ- (radice) + ta- (suffisso).

Nota. - Un caso particolare (controparte di 14 R.) è il passaggio dalla palatale alla sibilante cerebrale . Così iṣṭi- (cc offerta") è IJ- (radice) + t- (suffisso).

36- e) Le nasali appartengono sempre alla categoria dell’occlusiva che le seguono. Così, per esempio, l’infisso nasale usato in alcune coniugazioni sarà a volte (yuṅkte “aggioga”), a volte ñ (yuñjanti “aggiogano”), a volte n (śānta- “placato, calmato”). La m si indebolisce in anusvāra prima di ogni consonante: saṁkalpa- (“volontà, proposito”), saṁdhi- (“giunzione”), saṁyuktāḥ (“aggiogati insieme”). Può anche essere trattata come una nasale ordinaria; abbiamo quindi: saṅkalpa-, sandhi, ecc. Ma il trattamento in anusvāra è il più comune.

Nota. - Altri fenomeni di saṁdhi interni, meno frequenti, saranno segnalati quando sarà necessario, per spiegare forme di aspetto insolito.


37- 3° Cerebralizzazione. - Definizione. - Un fenomeno importante è la cerebralizzazione delle dentali (t, th, d, dh, n). Avevamo già visto che alcune palatali potevano essere trasformate in cerebrali, in finali assolute (saṁrāj-s > saṁrāt, 14) o in saṁdhi interni IJ + ti- > iṣṭi-, 35), ma questo che era occasionale nel caso delle palatali diventa una costante quando si tratta di dentali nei saṁdhi interni. Così :
a) Un dentale diventa cerebrale quando segue una cerebrale o gutturale; abbiamo: īṭṭe (“affitta”) proveniente da ĪD- (radice) + te (desiderio); dik-ṣu, vāk-ṣi (forme già analizzate in 35, in cui il secondo elemento è una dentale che diventa cerebrale per contatto con una gutturale);
b) La n (ma solo lei!) si cerebralizza inoltre dopo r e ṛ/ṝ; quindi: tṛṇa- (“erba”, ma: ṛta- “ordine”); pūrṇa- (“pieno”, ma pūrta- “riempimento”);
c) Stessa regola per la s che si cerebralizza non solo a contatto con una cerebrale, o una gutturale, ma anche a contatto con le semiconsonanti r e l, o qualsiasi vocale (o dittongo) diversa dalla a; esempi: dikṣu (vedi sopra); bibhar-ṣi (“tu porti”: la desinenza è -si); e-ṣi (“tu vai”: stessa desinenza).

Nota. - Ci siamo limitati qui ai casi più frequenti di cerebralizzazione. Altri si incontreranno nella coniugazione o declinazione e saranno segnalati all'occorrenza.