Grammatica sanscrita

nomi e pronomi


V. - Nome dei numeri

Il sanscrito conosce il cardinale e l’ordinale e possiede dei derivati flessi o avverbiali.

102- a) I cardinali, da uno a nove, sono flessi (vedi sotto, paragrafo b), la distinzione di genere esiste solo da “uno” a “quattro”. eka- (1), dva- (2), tri- (3), catur- (4), pañca (5), ṣaṣ- (6), sapta- (7), aṣṭa- (8), nava- (9), daśa- (10). Da undici a diciannove abbiamo il nome dell’unità, seguito da daśa, in composizione (pañcadaśa-, “quindici”). I nomi delle decine sono al singolare femminile (con suffissi °śat-, o °śati): vimśati- (20), trimśat- (30), catvāririṁ śat- (40), pancāśat- (50), ṣaṣti- (60), saptati- (70), aśīti- (80), navati- (90). Cento (śata) e mille (sahasra-) sono sostantivi n. sg. I numeri intermedi sono formati come prima: 24 si dice caturviṁśati-, 85 pañcāśīti- (saṁdhi :pañca + aśīti-). 800 sarà aṣṭāni śatāni (poiché l’otto è declinato e si aggiunge l’epiteto di śata- sostantivo neutro, qui al plurale). Ci sono nomi speciali per 10 000 (ayuta-), 100 000 (lakṣa-) 1 000 000 (prayuta-), 10 000 000 (koṭi).

103- b) Declinazioni: “uno” (eka-) si declina come un aggettivo pronominale (cfr. 101 d), cioè, di fatto, come ya- eccetto che il sostantivo. voc. acc. n. è in -am (ekam); femminile in -ā-; un nom. m. pl. (eke) è attestato nel senso di “alcuni”, “certi”; “due” è declinato al duale (dvau, dve, dve) come aggettivo con un radicale tematico (97); “tre” e “quattro” sono declinati come segue:


103- Paradigma di
tri “tre”
  Maschile Neutro Femminile
Nom. trayas trīṇi tisras
Voc. trayas trīṇi tisras
Acc. trīn trīṇi tisras
Str. tribhis tribhis tisṛbhis
Dat. tribhyas tribhyas tisṛbhyas
Abl. tribhyas tribhyas tisṛbhyas
Gen. tribhānām tribhānām tisṛṇām
Loc. triṣu triṣu tisṛṣu



Nota: Cerebralizzazione di -n- e -s- secondo 37 a, b e c


103- Paradigma di
catur “quattro”
  Maschile Neutro Femminile
Nom. catvāras catvāri tisras
Voc. catvāras catvāri tisras
Acc. caturas catvāri tisras
Str. caturbhis caturbhis tisṛbhis
Dat. caturbhyas caturbhyas tisṛbhyas
Abl. caturbhyas caturbhyas tisṛbhyas
Gen. caturṇām caturṇām tisṛṇām
Loc. caturṣu caturṣu tisṛṣu



Gli altri numeri sono declinati come radicali tematici ordinari (o come sostantivi in -i- per quelli con un finale -ti-); le uniche particolarità degne di nota sono aṣṭa- (“otto”), il cui nome si declina al duale (astau!), e “sei” (ṣaṣ-), che è declinato come segue (nessuna distinzione di genere):

   
N. V. A. ṣaṭ (passaggio da a , secondo 14)
Str. ṣaḍ-bhis (passaggio da a , secondo 33)
Dat. - Abl ṣaḍ-bhyas (idib)
Gen. ṣaṇ-ṇām (passaggio da a , secondo 24)
Loc. ṣaṭ-ṣu (ṣ, secondo 37 c)


104- c) Gli ordinali sono mal fissati (tranne i primi dieci); gli aggettivi derivati dai cardinali, hanno nella maggior parte dei casi il suffisso °tama- (del superlativo): triṁśattma- “trentesimo”. Dal primo al decimo abbiamo: prathama-, dvitīya-, tṛtīya-, caturtha- (o: turīya-), pañcama-, ṣaṣṭha-, saptama-, aṣṭama-, navama-, daśama-. d) Sono attestati vari derivati: gli aggettivi dvaya- “doppio”, traya- “triplo”, catuṣṭaya- “quadruplo” (quindi, per imitazione, dvitaya- “doppio”, tritaya- “triplo”, ecc.); gli avverbi dvis “due volte”, tris “tre volte” (“una volta” si dice sakṛt). Su questi modelli, i grammatici insegnano che le forme possono essere moltiplicate all’infinito. Infine, notiamo gli avverbi di maniera, con il suffisso °dhā (ekadhā “ in un solo modo “).