Grammatica sanscrita

il verbo


VII. - Le forme nominali dei verbi

1- Generalità
2- I participi
3- Il participio passato passivo
4- L’aggettivo di obligazione
5- L’infinitivo
6- L’assolutivo



157- Generalità. - Fanno parte integrante della coniugazione dei nomi (aggettivi declinati, o sostantivi fissi in questo o quel caso) che, morfologicamente, sono o dipendenti da un radicale verbale (caso dei participi presente, futuro, perfetto, ecc.) o autonomi (caso di participio passato passivo, dell’assolutivo, ecc.).

158- I participi Declinati ai tre generi e ai tre numeri e giocando il ruolo di aggettivi, i participi si dividono in due categorie: quelli con valore attivo (o: medio in quanto il mezzo esprime un’azione compiuta “a beneficio del soggetto”), da un lato, e il passivo passato passato dall’altro (sintassi: 186).
a) Gli attivi medi sono stati segnalati di sfuggita (sistemi del presente, futuro e perfetto): ricordiamo che per il presente e futuro attivi si tratta di nomi con suffissi alternanti -ant-/-at- (femminili -antī-, a volte -atī-), declinati secondo 88 (il f. secondo 93); il suffisso è -māna- (radicali tematici) o -āna- (atematici), declinati secondo 97 (f. in -mānā-/-ānā- sono declinati secondo 95). Questi suffissi si aggiungono ai radicali del presente o del futuro: sunvant- (da SU-, 115), bhavamāna- (da BHŪ-, 117); dāsyant- (partic. fut. attivo da -, 133). Al perfetto attivo, il suffisso alternato -vaṁs-/-vat-/-uṣ- (fem. -uṣī-) declinato secondo 86, fa coppia con il suffisso del medio -āna- (fem. -ānā-) e si aggiunge al radicale del perfetto nella sua forma debole: cakṛvas- ( cakruṣī-)/cakrāṇa- ( cakrāṇā-) .

159- b) Il participio passato passivo, Il participio passivo passato (spesso chiamato anche “aggettivo verbale”; sintassi: 186) è una formazione autonoma: un suffisso -ta- (declinato secondo il 97) viene aggiunto alla radice al grado zero. Da KṚ- “fare”, kṛta- “fatto”; analogamente: bhūta- “diventato”, suta- “spremuto” (da SU-); supta- “addormentato” (da SVAP- “dormire”, zero secondo 39), ecc. È necessario applicare le regole di saṁdhi interno: yukta- “imbrigliato” (da YUJ- secondo 35), buddha- “risvegliato” (da BUDH- secondo 34), ecc. Un tale participio può essere formato anche in coniugazioni derivate, poiché ognuna di esse costituisce in linea di principio un “verbo” autonomo. Occorre allora preservare in qualche modo l’aspetto particolare del radicale proprio di ciascuno. Nel caso del causativo, l’affisso -aya- (di fatto e + a, 32 c) perde la vocale tematica e passa al grado zero (quindi -i-), quindi: bhāv-i-ta (dal passivo BHĀV-ya-te, attivo: bhāvayati), analogamente, al desiderativo buBHŪṣita (dal passivo bu-BHU-ṣya-te), all’intensivo bobhūyita (da bobhūyate).

160- Nota. - 1° Il suffisso appare nella forma -*ita*-, anche al di fuori del causativo, in certe radici: *patita-* "caduto", da *PAT*-; *nindita-* "biasimato" da *NIND*- ; **2°** Una variante di -*ta*- è il suffisso -*na*- normale dopo -*ṛ*-,frequente dopo -*d*- a volte coesistente con -*ta*-. Esempi: *pūrṇa*- "riempito" (da *PṜ*-, ma cfr. *kṛta*-, da *KR* -), *bhinna-* "squarciato" (da *BHID*-, ma cfr. *matta-* "eccitato" da *MAD-*) ; **3°** Il participio passato passivo può essere trasformato in un participio passato attivo dall'aggiunta di un suffisso secondario *-vant*- (declinato secondo l'88): *kṛta*- "fatto", *kṛtavant-* "che ha fatto" (sintassi: 186).


161- c) L’aggettivo di dovere [d’obligation]. È una formazione autonoma con valore passivo e futuro (sintassi: 187), da cui gli altri nomi che i grammatici talvolta le danno: gerundivo (Gonda), participio futuro passivo (Macdonell). Alla radice portata a pieno grado viene aggiunto un suffisso -ya- (fem. --), declinato secondo i97, di cui -anīya- è una variante rara. Così ne-ya- “che deve essere guidato” (da -), yoj-ya- “che deve essere imbrigliato” (da YUJ-); cint-anīya- “che deve essere pensato” (da CIT- presente: cint-aya-ti); cay-anīya- “che deve essere raccolto” (da CI-, passaggio da -e- a -ay- secondo 32 c).

Nota. - 1° Le radici in -ā- appaiono con un vocalismo -e-: deya- "che deve essere dato" (da DĀ-) ; **2°** Le radici in -u- (o -ū-) appaiono nella forma -av- (come se l' -o- del grado pieno fosse a contatto con una vocale (cfr. 32): bhav-ya- "che deve essere" (da BHŪ-), hav-ya- "che deve essere offerta in sacrificio" (da HU-) ; **3°** La -a- della radice al grado pieno può essere allungata, per ragioni ritmiche: si trova nei testi bhavya- accanto a bhāvya-; allo stesso modo: vācya- (da VAC- "dire"), kārya (da KṚ- "fare" ) , bhārya- (da BHṚ- "portare"). Un altro suffisso: -tavya- (fem. -ā-), anch'esso attaccato alla radice a grado pieno a volte con -i- "di collegamento", può essere usato anche per la formazione di aggettivi di obbligazione. Le forme attestate sono nella loro grande maggioranza doppi delle forme in -ya-. Per esempio, bhet-tavya- (da BHID- "rompere") accanto a bhed-ya; analogamente dā-tavya- accanto a deya- (da DĀ- "dare").


162- d) L’infinitivo L’infinitivo (sintassi: 185), indeclinabile, è l’accusativo (sg. neutro), fisso, di un nome di azione in -tu- formato sulla radice al grado pieno: BHET-tum (da BHID- “rompere”), NE-tum (da NĪ- “guidare”), KAR-tum (da KṚ- “da fare”), YOK-tum (da YUJ- “imbrigliare”, con passaggio da -j- a -k- secondo 35), ecc. Una -i- “di collegamento” appare a volte: BHAV-i-tum (da BHŪ- “essere”); nelle radici con una , questo i può essere allungato: TAR-ī-tum (da TṜ- “attraversare”), GRAH-ī-tum (da GṚH- “cogliere”). </font>

Nota. - In vedico le forme dell'infinitivo erano numerose: oltre all'accusativo in -tum, che solo è sopravvissuto nel classico, c'erano radicali con vari suffissi (-as-, -man-, -tu-, -tu-, ecc.) fissati all'ablativo, al dativo, all'accusativo. Esempio: ay-ase (da I- "andare"), i-tyai (anche da I-), vid-mane (da VID- "sapere"), han-tave (da HAN- "uccidere"), yam-am (da YAM- "tenere"), han-tos (da HAN-), infine han-tum (ibid., come nel classico). C'erano differenze di valore e di utilizzo.


163- e) L’assolutivo (sintassi: 184). Si tratta di una formazione autonoma, che attribuisce alla radice di grado zero un suffisso -tvā (indeclinabile), a volte con una -i- di collegamento, eventualmente allungata -ī-. Esempi: KṚ-tvā “dopo aver fatto”, YUK-tvā “dopo aver aggiogato”, UK-tvā “dopo aver parlato” (da VAC-, zero UC-, passaggio da c a k, secondo 35); GṚH-ī-tvā “dopo aver preso”, DYUT-i-tvā “dopo aver brillato” (da DYUT-). .

164. Nota. - 1° Quando la radice è preceduta da un prefisso, l'assolutivo si forma con un suffisso -ya-, la radice rimane al grado zero: pra-BHŪ + ya "dopo aver stabilito il suo dominio" (di fronte a BHŪ-tvā), analogamente ā-YUJ-ya (di fronte a YUK-tvā), ecc;
Quando la radice, usata con un prefisso, termina con una vocale breve, il suffisso dell'assoluto è -tya: vi-JI + tya "dopo aver riportato la vittoria", abhi-DRU + tya "dopo aver corso verso"; a volte c'è fluttuazione: ā-GA-tya, o ā-GAM-ya (da GAM- il cui zero è un \*, cfr. 43);
Una rara sopravvivenza è l'assolutivo in -am su radice al massimo grado: BHED-am (da BHID- "rompere").