atriṇā tvā krime hanmi



[KYV – TA 4-36-1 e 4-37-1] – autori: ṛṣi: atri, kaṇva e jamadagni

Ecco un inno tratto dal taittirīya āraṇyaka del kṛṣṇa yajurveda .

È un mantra destinato ai vānaprastha che vivono nella foresta (āraṇyaka).
I vānaprastha sono coloro che, raggiunto il terzo stadio della vita brahmanica si allontanano volontariamente dai centri urbani.

È un mantra destinato ad uccidere (han) i germi, vermi, virus (krimi) con il balam (la forza) del suono.

Gli āraṇyaka sono una classe di scritti a carattere religioso o filosofico, strettamente connessi con i brāhmaṇa e chiamati āraṇyaka, in quanto composti o studiati nella foresta. (Diz. Sani)

Erano riservati esclusivamente agli anacoreti dediti allo studio e alla meditazione di questi testi nella solitudine delle foreste.

Gli āraṇyaka fanno parte dei veda, della śruti, sono quindi testi rivelati.

Secondo O. Botto (Letterature antiche dell’India, p. 36/37, Vallardi 1969) uno dei motivi per cui gli āraṇyaka vengono affidati agli eremiti, è il pericolo contenuto all’interno di questi scritti, lettura proibita agli apprendisti, incapaci di comprendere le forme mentali presenti all’interno del rito vedico.

“Sono concepite come lettura per gli eremiti del bosco, contengono osservazioni mistiche, come descrizioni di riti importanti, e rappresentano il punto di partenza delle upaniṣad. I riti e i comportamenti di culto descritti negli āraṇyaka erano considerati particolarmente sacri e pericolosi per chi non fosse autorizzato, qualora li compisse troppo presto, perché avrebbe potuto perdere con ciò la casa, la terra e la vita. Per questo il discepolo non veniva istruito nel villaggio ma nella solitudine di un bosco». (Dizionario della sapienza orientale, Roma, Mediterranee, 1991, pag. 32)

link per la recitazione ecco i link al sito www.saiveda.net

pdf con la traslitterazione RCCS
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