परिशिष्ट

pariśiṣṭa



pariśiṣṭam śiva aṣṭottaraśata nāmāvalaye, appendice ai 108 nomi di śiva

śiva, domatore del dio dell’amore

25 - om kāmāraye namaḥ

Gli dèi desideravano che śiva, dopo essersi dedicato, in seguito alla morte della moglie satī ad una rigida ascesi, si risposasse, affinché potesse avere un figlio che li sostenesse nella lotta contro i demoni. In questo tempo pārvatī, che dopo la morte di satī era rinata come figlia della personificazione dell’Himalaya, voleva sposare śiva. Poiché gli dèi non volevano disturbare śiva nella sua pratica ascetica, avendo paura di dover poi affrontare il suo terribile carattere, chiesero a kāma, il dio dell’amore, di fare in modo che śiva fosse ben disposto verso pārvatī. Kāma lanciò una delle sue frecce di fiori contro śiva, il quale però comprese subito l’intenzione di kāma.

Rivolgendo contro kāma la forza del suo occhio stellare, lo incenerì. Ma la freccia lo aveva comunque raggiunto, per cui śiva si innamorò perdutamente di pārvatī, che gli regalò un figlio, quello che sarebbe poi diventato il dio della guerra, skanda. La moglie di kāma, rati, chiese a śiva di riportare in vita suo marito, e śiva promise che kāma potesse rinascere sotto la forma di pradyumna, figlio di kṛṣṇa e di sua moglie rukmiṇī.

(da Eckard Schleverger, Le divinità indiane, Mediterranee, 1999)

kāma

śiva, assorto in meditazione sulla pelle di tigre, viene raggiunto da kāma, dio del Desiderio, che lo colpirà con una delle sue frecce. Arrabbiato per essere stato disturbato śiva apre il suo terzo occhio in previsione di distruggere il messaggero sfortunato.