परिशिष्ट

pariśiṣṭa



pariśiṣṭam śiva aṣṭottaraśata nāmāvalaye, appendice ai 108 nomi di śiva

śiva come distruttore
delle tre città (tripurāntaka-mūrti)

19 - om śarvāya namaḥ

38 - om tripurāntakāya namaḥ

67 - om purārātaye namaḥ

Il mahābhārata narra la leggenda di śiva quale distruttore delle tre grandiose città (imperi) degli dèi demoniaci (asura). Le città erano state costruite dai figli del potente demone andhakasura. Essi avevano praticato una rigida ascesi e destato con ciò la benevolenza del dio creatore brahmā. Egli era pertanto propenso ad esaudire ogni loro desiderio. Così essi gli chiesero tre città, una d’oro nel cielo, una d’argento nell’aria e una di ferro sulla terra. Le tre città dovevano essere invincibili e dopo un tempo di mille anni riunirsi in un impero che com- prendesse i tre mondi. Questo impero così potente poteva essere distrutto solo da una singola freccia.

I demoni erano simili agli dèi e miravano ad espandersi oltre le regioni celesti, e nel futuro a prendere in mano i destini del mondo. Brahmā, incapace di agire contro questi demoni divenuti estremamente potenti, si rivolse agli altri dèi, perché potessero combattere uniti contro i demoni. Ma la potenza degli dèi non era sufficiente a spezzare il dominio dei demoni.

Solo allorché śiva si dichiarò pronto a scagliare la freccia, esigendo che ogni divinità gli dovesse dare un po’ della sua forza, in modo da poter diventare il più grande ed il più potente di tutti gli dèi (mahādeva), gli dèi ripresero coraggio. Viṣṇu divenne l’arco di śiva, śavitrī costituì la corda, agni la punta, yama, il dio della morte, divenne le piume dell’arco, e brahma, responsabile di tutti, divenne la guida del carro da battaglia di śiva. Così śiva riuscì a distruggere con una sola freccia l’impero dei demoni.

(da Eckard Schleverger, Le divinità indiane, Mediterranee, 1999)


tripurantaka

śiva iripurāntaka, nel suo aspetto panchānana, scocca la freccia che distruggerà le tre città volanti degli asura (in alto a destra); manufatto in legno del XIX secolo.