īśopaniṣad 1



ईशावास्यमिदं सर्वं यत्किञ्च जगत्यां जगत् ।
तेन त्यक्तेन भुञ्जीथा मा गृधः कस्य स्विद्धनम् ॥ १ ॥



īśāvāsyamidaṃ sarvaṃ yatkin͂ca jagatyāṃ jagat |
tena tyaktena bhuñjīthā mā gṛdhaḥ kasyasviddhanam||1||


Traduzione parola per parola (devadatta)
Nel mondo (jagatyām) tutto (sarvam) questo (idam) è pervaso dal Supremo (īśāvāsya), qualunque cosa (yat kim ca) nel mondo (jagatyām) si muova (jagat).
Grazie a questo (tena) dovresti usufruire (bhuñjīthāḥ) con i rinuncianti (tyaktena). Non (mā) tenti di ottenere (gṛdhaḥ) forse di qualcuno (kasyasvid) ricchezze (dhanam).

Traduzioni:

Carlo della Casa, Upaniṣad, Utet 1976
Il Signore abita tutto ciò che nel mondo si muove.
Godi di ciò che concede e non bramare mai i beni d’alcuno 1.

Louis Renou, L’Hindouisme, PUF 1951
Doit être revêtu du Seigneur tout ceci qui se meut sur la terre mouvante! Veuille jouir de ce qui est concédé par lui, ne convoite le bien de personne!

Raphael, Upaniṣad, Bompiani 2010
Il Signore [parameśvara] pervade [essendone il fondamento]
tutto ciò che esiste e tutto ciò che muta nell’universale movimento.
Con ciò deposto [ogni attacamento] cura [ciò che sei].
Non identificarti alla ricchezza. 2

Raphael, Cinque Upaniṣad, Āśram vidya 1974

Il Signore deve permeare tutto quello che si muove nell’universale movimento.
Realizza la tua gioia nel distacco.
Non desiderare i beni di alcuno. 3

Aurobindo, Sri Aurobindo Ashram Trust 2003
All this is for habitation by the Lord, whatsoever is individual
universe of movement in the universal motion.
By that renounced thou shouldst enjoy;
lust not after any man’s possession. 4

Pio Filippani Ronconi, Upaniṣad antiche e medie, Boringhieri 1960
Per il Supremo Spirito tutto ciò che esiste è una veste
ed ogni cosa è un universo che si muove nell’universale movimento.
Di tutto ciò fruisci, essendotene distaccato:
non bramare alcun bene che sia di qualcun altro. 5

A.C.B. Svamī Prabhupada, Śrī Īśopaniṣad, Iskon Books
Everything animate or inanimate that is within the universe is controlled and owned by the Lord. One should therefore accept only those things necessary for himself, which are set aside as his quota, and one must not accept other things, knowing well to Whom they belong.

Martine Buttex, 108 upaniṣad, Dervy 2012
Oṃ! Que tout ce qui existe soit revêtu d’Isha,
le Seigneur, ainsi que tout être qui semeut à la surface de la terre!
Celui qui renonce à tout jouit authentiquement de tout.
Ne convoite pas les bien d’autrui

Gaura Krishna, 12 upaniṣad, Yogi Ramsuratkumar Bhavan
Aum. Tout ce qui est changeant dans le monde,
tout cela est enveloppé par le Seigneur.
Par la renonciation à cela, aide-toi.
Ne convoite pas la richesse d’autrui.

īśāvāsya-, sn., “l’essere ricoperto o pervaso dal Supremo”
īśā sm. str. sg. di īś-, grazie (per mezzo del) al Signore, al sovrano.
īś- s.m. signore, spirito supremo
āvāsyam
, ifc. agg. sg. acc. di āvāsya-, che deve essere abitato da; pieno di …
vāsya- agg. che deve essere avvolto o coperto; che deve essere fatto dimorare o sistemare.
idam, pr. sg. acc. n. ayám, iyám, idám, questo, questo qui (si riferisce a qualcosa vicino a chi parla).
sarvam, agg. acc. di sarva-, tutto, intero, completo, ogni.
yat kim ca, whatever, qualunque cosa (www.sanskritdictionary.com).
jagatyām, sf. sg. loc. di jagatī-; → √gam-, nella terra (nel mondo).
jagat-, agg. → √gam-, che si muove, mobile, vivente; sm. pl. gente, genere umano; sn. mondo, questo mondo, terra
√gam-, v. cl. 1 P., andare, andare via, muovers
tena , pr. str. tad, con questo, grazie a questo.
tad-, pr., egli, questo
tyaktena, agg. str. da tyakta- e/o dal pp. di √tyaj-, con coloro che sono abbandonati, che rinunciano.
tyakta-, agg. lasciato, abbandonato
√tyaj-, v. cl. 1 P., lasciare, abbandonare
bhuñjīthāḥ, v. ott. med. 2ª p. sg. di. √bhuj, tu dovresti godere, usufruire, possedere
√bhuj-, v. 7 cl. P. Ā., usufruire di, usare, possedere, godere
, avv., non, non che, affinch; non, che non sia
gṛdhaḥ, vb. ing. 2ª p. sg. √gṛdh-, desideri, tenti di ottenere
√gṛdh- , vb. cl.4 P., tentare di ottenere, bramare, desiderare
kasya, pr. int. gen. chi?, che cosa? seguito da iti. Senza iti perde il suo carattere interrogativo, di chi
svid, pc. interrogativa o dubitativa, spesso dopo l’interrogativo ka-, spesso traducibile con “pensi?”, “forse”, “di grazia”, “certo”, “qualche”
kasyasvid, forse … di qualcuno
dhanam, sn. acc. sing. di dhana-, premio, bottino, oggetto di valore, ricchezze, dono, tesoro

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NOTE:

  1. 1- In questa strofe, pur interpretata in parte diversamente, Gāndhī vedeva una delle più alte esortazioni alla fratellanza universale. (Carlo della Casa)

     

    • Il Signore (Īśa) causa fondante dell’intero mondo; quale parameśvara (Signore supremo) esercita il governo dell’universale movimento (jagati). Deposto il desiderio di esperienze sensoriali, con tutto ciò che esse comportano, si realizza lo stato di consapevolezza dell’ātman, avendo la natura del Signore Supremo. (Raphael)
      (Raphael 2010)

    • Il Signore èĪśa, Anima universale o Jīva cosmico che, essendo altresi l’Uno, deve permeare l’intero Mondo. L’Uno contiene in sé tutta la serie dei numeri, esso dà inizio a tutto e sottostà all’indefinita combinazione del molteplice, senza peraltro perdere la sua intrinseca natura di unità. Per arrivare all’Identità con l’Uno occorre prima di tutto distaccarsi dalla molteplicità o meglio ancora « comprenderla». Quest’ultima non è altro che una sovrapposizione al Reale, come gli indefiniti colori sono sovrapposti alla luce bianca indifferenziata, o ancora come le immagini oniriche sono sovrapposte alla mente. Non bisogna desiderare i beni che esistono fuori di noi, essi, presto o tardi, ci porteranno nel conflitto e nella schiavitù; non ci può essere nessuna « completezza » nella dualità; uscir fuori di sé significa non essere in pace con se stessi, e chi non ha saputo trovare la pace in se stesso, non può trovarla altrove. Il distacco deve considerarsi come disidentificazione da ciò che non si è. (Raphael 1974)

    • There are three possible senses of vāsyam, “to be clothed”, “ to be worn as a garment” and “to be inhabited”. The first is the ordinarily accepted meaning. Shankara explains it in this significance, that we must lose the sense of this unreal objective universe in the sole perception of the pure Brahman. So explained the first line becomes a contradiction of the whole thought of the Upanishad which teaches the reconciliation, by the perception of essential Unity, of the apparently incompatible opposites, God and the World, Renunciation and Enjoyment, Action and internal Freedom, the One and the Many, Being and its Becomings, the passive divine Impersonality and the active divine Personality, the Knowledge and the Ignorance, the Becoming and the Not-Becoming, Life on earth and beyond and the supreme Immortality. The image is of the world either as a garment or as a dwelling-place for the informing and governing Spirit. The latter significance agrees better with the thought of the Upanishad. (Aurobindo)

    • Che non appartenga alla tua interiorità. (P. Filippani-Ronconi)