rudra namakam 1 - ṛk 1



oṃ namo bhagavate rudrāya ||
om | namaḥ | bhagavate | rudrāya

om namaḥ al divino (bhagavate) rudra (rudrāya) |
om namaḥ al divino rudra |

Questo saluto rivolto a Rudra non fa parte del KYV taittirīya saṃhitā, ma viene tradizionalmente recitato nell’India del Sud, dove la devozione a Śiva è profondamente radicata.

oṃ namaste rudra manyava , uto ta , iṣave namaḥ |
| namaḥ | te | rudra | manyave | uto | te | iṣave | namaḥ

o Rudra (rudra) namaḥ alla alla tua (te) collera (manyave) [e] anche (uto) alla tua (te) freccia (iṣave) namaḥ |
O rudra, namaḥ alla tua collera e anche alla tua freccia namaḥ |
namaste , astu dhanvane bāhubhyām uta te namaḥ ||1||
| namaḥ | te | astu | dhanvane | bāhubhyām | uta | te | namaḥ |

namaḥ sia (astu) all’arco (dhanvane) [e] anche (uto) alle tue alle tue (te) due braccia (bāhubhyām)
namaḥ sia all’arco e anche alle tue alle tue due braccia |

traduzioni autorevoli
1. Rajagopala Aiyar:
Signore Rudra! I miei saluti alla tua collera; anche alle tue frecce;
i miei saluti al tuo arco; anche alle tue due mani.


2. Anand Hudli
O Rudra! Saluti alla tua ira e saluti anche alla tua freccia.
Possano i nostri saluti essere per il tuo arco e saluti alle tue due mani (che impugnano l'arco e la freccia).

esplorando i commentari
1. Sāyaṇācārya:
sāyaṇācāryakṛta upodghātaḥ |
Introduzione (upodghātaḥ) fatta (kṛta) da Sāyaṇācārya (sāyaṇācārya).
yasya niśvasitaṃ vedā yo vedebhyo'khilaṃ jagat ।
nirmame tamahaṃ vande vidyātīrthamaheśvaram ॥ 1 ॥

Io (aham) venero (vande) colui (yasya) dal cui respiro (niśvasitam) [emergerono] i Veda (vedā), colui (yaḥ) che ha creato (nirmame) il mondo (jagat) intero (akhilam) dai Veda (vedebhyo), il supremo signore (maheśvaram) del luogo sacro (tīrtha) della conoscenza (vidyā). (1)
iṣṭakācitayaḥ sarvāścaturthe hi samāpitāḥ ।
rudrādhyāye pañcame tu cityagnau homa ucyate ॥ 2॥
Tutte (sarvāḥ) le disposizioni (citaya) di mattoni sacrificali (iṣṭaka) sono completate (samāpitāḥ) nel quarto [capitolo] (caturthe), ma (tu) nel quinto (pañcame) capitolo (adhyāye) del Rudram (rudra), si dice (ucyate) che [ci sia] l’offerta sul fuoco (homa) sacrificale costruito con mattoni (cityagnau). (2)
karmaprakaraṇe pāṭhātkarmāṅgatvamapīṣyate ।
jñānahetutvamapyasya tathopaniṣadīritam ॥ 3 ॥

Nel contesto (prakaraṇe) del rituale (karma), si considera (apīṣyate) che la recitazione (pāṭhāt) sia una parte essenziale (aṅgatvam) del rito (karma); inoltre (api) riguardo a questo aspetto (asya), per esempio (tathā) nelle Upaniṣad (upaniṣadī) si dichiara (īritam) che essa è la causa (hetutvam) della conoscenza (jñāna).
kiṃ japyenā'mṛtatvaṃ no brūhītyukto munir jagau |
śatarudrīyakeṇeti jābālā āmananti hi || 4 ||

“Qual è la preghiera attraverso la quale (kim japyena) noi (naḥ) [possiamo ottenere] l'immortalità (amṛtatvam)?” fu chiesto (uktaḥ); il saggio (muniḥ) rispose (jagau), "Con il Śatarudrīyaka (śatarudrīyakeṇa)," così (iti) afferma (āmananti) la Jābāla (jābālā) [upaniṣat], infatti (hi).
he rudra te tvadīyo yo manyuḥ kopas tasmai namo astu |
O (he) Rudra! a quella tua (te) ira (manyuḥ) che a te appartiene (tvadīyaḥ), che è rabbia (kopas), a quella (tasmai) omaggio (namaḥ) sia (astu)!
sa manyur asmadvairiṣu eva prasaratu na tvasmāsu |
Che quell'ira (saḥ manyuḥ) si diffonda (prasaratu) solo (eva) tra i nostri (asmad) nemici (vairiṣu) ma (tu) non (na) su di noi (asmāsu)!
uto api ca te taveṣave namas tvadīyāya bāṇāya namo astu |
E (ca) inoltre (api) anche (uto) i nostri saluti (namaḥ) siano (astu) alla tua (tvadīyāya) freccia (bāṇāya).
tathā te dhanvane tvadīyāya dhanuṣe namo astu |
E anche (tathā) omaggio (namaḥ) sia (astu) a Te (te), all'arco (dhanvane) e al tuo (tvadīyāya) arco (dhanuṣe). [sia dhanvan- che dhanus- significano "arco"]
utāpi ca te bāhubhyāṃ tvadīyābhyāṃ dhanur-bāṇopetābhyāṃ hastābhyāṃ namo astu |
E anche (uta api) alle tue (te) due braccia (bāhubhyām) che sono tue (tvadīyābhyām) e che sono equipaggiate con l'arco e le frecce (dhanuḥ bāṇa upeta abhyām), alle mani (hastābhyām), rendiamo omaggio (namaḥ astu).
etat sarvaṃ vairiṣu eva pravartatāṃ na tu mayi ity abhiprāyaḥ |
Che tutto questo (etat sarvaṃ) agisca (pravartatāṃ) contro i nemici (vairiṣu eva) e non (na tu) contro di me (mayi) è l'intenzione (abhiprāyaḥ) [= questo è il significato del mantra].
2. Bhaṭṭabhāskara
Il ṛṣi di questo mantra è Kaśyapa, la devatā è Rudra, il metro (chandas) è anuṣṭubh.
Bhaṭṭabhāskara dà diverse definizioni della parola rudra.
rudaṃ saṃsāraduḥkhaṃ drāvayatīti rudra iti kecit |
Alcuni (kecit) dicono (iti) che Egli è chiamato Rudra (rudra iti) perché allontana (drāvayati) il dolore (duḥkham) dell'esistenza transitoria (saṃsāra) che è pianto (rudam).
ṛtiṃ śabdaṃ vedātmānaṃ brahmaṇe dadāti kalpādāv iti rudra ityapare |
Altri dicono (ityapare) che Rudra (Rudra iti) dona (dadāti) il suono (śabdaṃ) dell'ordine cosmico (ṛtiṃ), l'essenza dei Veda (vedātmānaṃ), a Brahmā (brahmaṇe) all'inizio del kalpa (kalpādāv iti).
rodayati sarvam antakāla iti rudraḥ |
Fa piangere (rodayati) tutto (sarvam) al momento della distruzione (antakāla iti), così è chiamato Rudra (rudraḥ).

Al momento della distruzione di tripura, i veda descrivono che:
ta iṣhuṃ samaskurvata āgnimaṇīkaṃ somaṃ śalyaṃ viṣṇuṃ tejanaṃ |
Quelli (te) prepararono (samaskurvata - sam+kṛ-) la freccia (iṣhuṃ), luccicante (maṇīkaṃ) come il fuoco (āgni), il soma (somaṃ), la punta della freccia (śalyaṃ), Viṣṇu (viṣṇuṃ), il bordo tagliente (tejanaṃ). nota 1
śākhāntare ca: Un'altro ramo (śakha) recita:
tasya agnir anīkam āsīt somaḥ śalyo viṣṇuḥ tejanaṃ varuṇaḥ parṇāni iti |
Di quello (tasya)Agni (agniḥ) era (āsīt) il volto (anīkam); soma (somaḥ) era la punta (śalyaḥ); Viṣṇu (viṣṇuḥ) l'affilatura (tejanam) [il bordo tagliente]; Varuṇa (varuṇaḥ) le penne direzionali (parṇāni).
I Purāṇa descrivono che meru, la montagna d'oro, divenne l'arco.
kānakaśailo devasya dhanuḥ | L'arco (dhanuḥ) del dio (devasya) [è come] una montagna d'oro (kānaka-śailaḥ). Il Mahābhārata afferma:
sa kṛtvā dhanur oṃkāraṃ sāvitrīṃ jyāṃ maheśvaraḥ |
hayāṃś ca caturō vedān sarvadevamayaṃ rathaṃ ||

Colui (saḥ) che ha fatto (kṛtvā) l'arco (dhanuḥ) con l'oṃkāra e la corda (jyāṃ) di Sāvitrī, il grande signore (maheśvaraḥ), [e] i cavalli (hayān) sono i quattro Veda, [e] il carro (rathaṃ) è fatto di tutti gli dèi (sarvadevamayaṃ).
In questo modo Maheśvara andò a combattere contro tripurāsura.
Questo mantra 1.1 mira a pacificare l'aspetto terrificante di Rudra che Egli porta con sé per distruggere il mondo.
3. Rjagopala Aiyar:
I primi cinque mantra sono rivolti a Rudra in persona. Il devoto vede Rudra arrabbiarsi con lui per la trasgressione delle leggi dharmiche che Egli ha promulgato attraverso i veda e i śāstra, e che tutti gli uomini devono obbedire incondizionatamente per ottenere il favore di Dio. C'è un tocco drammatico in questo. Le manifestazioni della giusta ira di Dio si personificano davanti a lui; il devoto le vede e quindi, per placarLo, il suo primo saluto è a manyu, l'ira di Rudra. La freccia di Rudra, sempre pronta a prevedere il Suo minimo desiderio, appare e il devoto si inchina prima ad essa, poi al possente arco pināka, e alle due braccia della Divinità tese per afferrare l'arco e la freccia.
(4) Vishnu Suri, il commentatore, che ha spiegato esotericamente il rudram, interpreta questo ṛk così: "Signore Rudra! Saluti alla tua ira che è māyā śakti. Manyu è il senso di debolezza e impotenza avvertito dall'uomo. Saluti alla tua freccia, il jīva, che è la tua manifestazione e inseparabile da Te." Una smṛti afferma: "Il praṇava oṃ è il Suo arco, la freccia è il jīva, le due mani di Rudra sono le śakti di vikṣepa [1] e āvaraṇa [2] , che fanno apparire le cose diverse da ciò che sono e gettano un velo sulle cose, poiché il Jīva è soggetto a esse."

Note del curatore:
  1. Il metro anuṣṭubh è uno dei metri più antichi e significativi nella letteratura sanscrita, essenziale nella poesia vedica e successivamente adottato in gran parte della letteratura epica e classica, inclusi testi sacri come il mahābhārata e il rāmāyaṇa. La sua origine è profondamente radicata nella tradizione orale, e la sua struttura ha svolto un ruolo fondamentale nella formazione della poesia sanscrita.
    L'anuṣṭubh è composto da quattro pāda (quarti) di otto sillabe ciascuno, risultando in un totale di 32 sillabe. La sua struttura rigida e simmetrica lo rende un metro facilmente riconoscibile e memorizzabile, caratteristiche che hanno contribuito alla sua popolarità e alla sua funzione di veicolo per l'espressione poetica e la narrazione di storie.
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  2. La parola samaskurvata è una forma del verbo sanscrito kṛ-, che significa "fare," "compiere," o "preparare," con la prefissazione di sam- che aggiunge un senso di completezza, perfezione, o insieme. La forma samaskurvata è una forma verbale nella terza persona singolare del perfetto medio-passivo, che indica un'azione compiuta nel passato con enfasi sull'azione stessa o sul soggetto che subisce l'azione.
    Generalmente, maṇīkaṃ si riferisce a qualcosa che è prezioso, spesso tradotto come "gioiello", "gemma" o "perla". Nel contesto della poesia e della spiritualità, l'uso di termini che evocano immagini di luce, splendore, e valore come maṇīkaṃ può simboleggiare qualità divine, purezza, o aspetti di illuminazione spirituale. Nel contesto del verso, l'attribuzione di maṇīkaṃ a specifiche qualità o parti della freccia potrebbe simbolicamente elevare l'oggetto a uno status divino o straordinario, enfatizzando la sua importanza sacra, la sua efficacia o il suo potere. Se associato ad Agni, per esempio, āgnimanīkaṃ potrebbe riferirsi a un aspetto della freccia che brilla o splende con l'intensità del fuoco, indicando non solo la sua bellezza ma anche la sua potenza distruttiva o purificatrice, oppoure, come Bhaṭṭabhāskara, identificarlo con il volto splendente.
    Śalyam è un termine che può essere tradotto letteralmente come "freccia", "dardo", o più genericamente come "oggetto penetrante". Nel contesto del verso, śalyaṃ enfatizza l'aspetto della freccia come strumento di penetrazione, indicando sia la sua funzione fisica in battaglia sia il suo potenziale simbolico come veicolo di energia o forza divina. Il termine sottolinea l'abilità della freccia di raggiungere e distruggere il bersaglio, riflettendo metaforicamente l'azione di superare o eliminare ostacoli spirituali o demoni.
    Tejanam deriva dalla radice tejas, che significa "splendore", "vigore", "energia" o "potere". Significa anche affilatura, l'appuntire.
    Si riferisce a qualcosa che genera splendore o potere, affilato, potendo indicare la qualità della freccia di essere energica, potente, affilata. Nel contesto spirituale e mitologico, tejas è spesso associato alla forza vitale, al fuoco interiore, o alla potenza spirituale. Pertanto, tejanaṃ potrebbe sottolineare l'aspetto della freccia che incarna il potere divino, la forza penetrante non solo fisica ma anche metaforica, capace di illuminare o distruggere l'ignoranza spirituale.
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  3. vikṣepa si riferisce alla dispersione o distrazione mentale che impedisce la concentrazione e la stabilità nella pratica spirituale o nella meditazione. È uno dei vari ostacoli che devono essere superati per raggiungere una maggiore consapevolezza e realizzazione del sé. Nello yoga e nel vedānta, superare vikṣepa comporta lo sviluppo di controllo e consapevolezza dei processi mentali per mantenere un focus chiaro e una presenza costante. Torna al testo
  4. Nella filosofia Vedānta, āvaraṇa è un concetto che si riferisce al velo di ignoranza che copre o occulta la vera natura della realtà. Questo concetto è fondamentale nella spiegazione di come l'ignoranza (Avidyā) impedisca la realizzazione del Sé o dell'atman, che è identico al brahman, l'assoluta realtà o coscienza universale. Torna al testo



La recitazione è dei Challakere Brothers.
Su www.saiveda.net il tutorial per la recitazione: tutorial

namaḥ, nom. sg. di namas-, saluto reverenziale, omaggio;

  • namas-, sn. inchino, riverenza, omaggio, adorazione (con atti o parole), adorazione, rispettosa obbedienza; inchino, l’inchino a mani giunte dedicando, con l’unione delle dieci dita, i dieci sensi alla divinità. È il simbolo esteriore dell’abbandono interiore.
  • √nam-, vb. cl. 1 P., curvare, piegare, cedere a, sottomettersi o piegarsi; dare, concedere, donare; arrendersi, sottomettersi

bhagavate, dat. sg. m. di bhagavat-, al Signore

  • bhagavat-, agg. fortunato, beato, prospero, felice; glorioso, illustre, divino; sm. il “Venerabile”, il Divino, l’Adorabile; il dio che possiede la bontà; glosrioso, santo, venerabile, termine con il quale ci si riferisce al Signore; epiteto di colui che possiede le sei qualità divine (bhaga)
  • bhaga-, sm., dispensatore, signore benevolo; qualità distintiva; le sei qualità del Signore (bhagavat): signoria (aiśvarya), giustizia (dharma), saggezza (jñana), prosperità (śrī), distacco (vairāgya), splendore (yaśas)
  • √bhaj-, cl. 2, dividere, distribuire, ripartire o spartire; servire, onorare, riverire, amare, adorare
  • -vat, suffisso secondario usato per formare aggettivi che indicano possesso di una qualità.

rudrāya-,dat. di rudra-, a rudra

  • rudra-,agg., sm., N., “fiammeggiante”, rosso-fiammante, abbagliante; “urlante”; terribile, terrifico (bhairava). Tutti questi termini descrivono l’aspetto terribile di śiva, il “distruttore” in quanto trasformatore del nāmarūpa il mondo di “nome e forma”
  • √rud-,v. 2ª cl. Par. 1. gridare, strillare; 2. piangere, lamentarsi; 3. ululare; rumoreggiare.
  • -ra suffisso primario usato per forare sostantivi con un significato generale, maschile singolare

namaḥ, nom. sg. di namas-, saluto reverenziale
rudra, voc. di rudra-; o Rudra

manyave-, dat. di manyu-, alla collera

manyu--, rabbia, furia, collera, indignazione (anche personificate come agni, kāma o un rudra)

uta, cong. ind., anche; secondo il Petersburger uto viene utilizzato nel sanscrito vedico (ṛgv. 1, 131, 1. 134, 6. 162, 6. 8, 13, 31. 82, 5. 10, 117, 2.)
te, forma atona di tva-, dat., a te
iṣave, dat. di iṣu-, alla freccia

√iṣ-, vb. cl. 1 P. o cl. 9 P. Ā., far muovere velocemente, far volare, gettare, lanciare, far ruotare.

namaḥ, nom. sg. di namas-, saluto reverenziale

namaḥ, nom. sg. di namas-, saluto reverenziale
te, forma atona di tva-, dat., a te
astu vb. imp. 3ª p. sg. √as-, essere; sia!

√as-, v. 2ª cl. P., essere, esistere

dhanvane-, sost. n. dat. di dhanvan-, all’arco
bāhubhyām-, dat. m. du. di bāhu-, alle due braccia

bāhu-, sm., braccio, avambraccio

uta-, cong. ind., anche, persino;
te, forma atona di tva-, dat., a te
namaḥ, nom. sg. dinamas-, saluto reverenziale

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