guru

Published: Feb 3, 2022 by devadatta

Le upaniṣad dichiarano inequivocabilmente che senza l’aiuto del guru, del maestro, dell’ācāryà, l’uomo non può raggiungere la liberazione (cfr. Chāndogya upa VI.14.2).

Ma neppure i deva e gli asura la possono raggiungere senza una guida. Tant’è che in Chāndogya upa VIII.7.2 il deva indra e l’asura virocana si recano da prajāpati alfine di conseguire la conoscenza dell’ātman (hanta tam ātmānam anvicchāmaḥ) conoscendo il quale si conseguono tutti i mondi e tutti i desideri (yamātmānamanviṣya sarvāṃśca lokānāpnoti sarvāṃśca kāmāniti).

Beh, i deva avevano prajāpati! Per il povero puruṣaḥ invece è dura …

chāndogya upaniṣad VI.14.2

evamevehācāryavānpuruṣo veda tasya tāvadeva ciraṃ yāvanna vimokṣye’tha sampatsyata iti ॥ 6.14.2 ॥

Del pari (evam eva) l’uomo (puruṣaḥ), quando abbia un maestro (ācāryavān), sa che tanto avrà di questo [errare] finché non sarà liberato (na vimokṣye) [dall’ignoranza], ma poi arriverà (atha sampatsyata iti) (trad. Della Casa, 1976)

chāndogya upaniṣad VIII.7.2

indro haiva devānāmabhipravavrāja virocano’surāṇāṃ tau hāsaṃvidānāveva samitpāṇī prajāpatisakāśamājagmatuḥ ॥ 8.7.2 ॥

Fra gli dei (ha eva devānām) venne fuori (abhipravrāja?) Indra (indraḥ), fra gli asura Virocana [re dei demoni] (virocanaḥ asurānām). Senza aver preso accordi (tau ha asaṃvidānau) si trovarono entrambi alla presenza di Prajapati (prajāpatisakāśamājagmatuḥ), con in mano il combustibile (eva samitpāṇī).” (trad. Della Casa, 1976)

hā vu hā vu hā vu - che stupore, che meraviglia

Nel finale della bhṛguvallī, la terza e ultima parte del taittirīya upaniṣad, si descrive la meraviglia (hā vu hā vu hā vu) di coloro che, con l’aiuto del guru, hanno raggiunto conoscenza e liberazione..

La traduzione è di Raphaël, Bompiani 2010, i termini sanscriti tra parentesi sono stati inseriti da me, la splendida recitazione è dei Challakere Brothers, la traslitterazione RCCS per la recitazione di www.saiveda.net.

sa ya evaṁ vit | asmāllokāt pretya |
Colui (yaḥ) il quale (saḥ) così (asmāt) conosce (evaṁvit), dipartitosi (pretya) da questo mondo (lokāt),

etamannamayamātmānamupasaṅkramya \|
avendo raggiunto (upasaṅkramya) questo (etam) ātmā (ātmānam) costituito di cibo (annamayam)

etam prāṇamayamātmānamupasaṅkramya |

avendo raggiunto (upasaṅkramya) questo (etam) ātmā (ātmānam) costituito di energia vitale (prāṇamayam),

etam manomayamātmānamupasankramya|

avendo raggiunto (upasaṅkramya) questo (etam) ātmā (ātmānam) costituito di mente (manomayam),

etaṁ vijñānamayamātmānamupasankramya|

avendo raggiunto (upasaṅkramya) questo (etam) ātmā (ātmānam) costituito di intelletto (vijñānamayam),

etamānandamayamātmānamupa sankramya|

avendo raggiunto (upasaṅkramya) questo (etam) ātmā (ātmānam) costituito di beatitudine (ānandamayam),

imāṁllokān kāmānnī kāmarūpyanusañcaran|

etat sāma gāyannāste | hā vu hā vu hā vu|

errando (anusañcaran) per questi (imān) mondi (lokān) aven­do cibo a volontà (kamānnī) e assumendo qualunque forma secondo il proprio volere (kāmarūpī), continua (āste = rimane) a intonare (gāyan) questo (etat) canto (sāman): ‘Oh! Oh! Oh! (hā vu hā vu hā vu). (Colui il quale così conosce mediante l’insegna­mento impartito precedentemente, costui, avendo preso con­sapevolezza dei vari veicoli-corpi (kośa)fino a quello di beatitudine-pienezza e avendo soddisfatto tutti i desideri, con immediatezza (perché nei piani del sottile la potenza è atto), si trova a cantare questo sāman: «hā! hā! hā!»: cioè “che stupore, che meraviglia”.)

ahamannamahamannamahamannam|

ahamannādo’ hamannādo’hamannādaḥ|

‘…Io (aham) sono il cibo (annam)! Io (aham) sono il cibo (annam)! Io (aham) sono il cibo (annam)!

Io (aham) sono il divoratore del cibo(annādaḥ)! Io (aham) sono il divoratore del cibo (annādaḥ)! Io (aham) sono il divoratore del cibo (annādaḥ)!

ahagguṁ ślokakṛdahagguṁ ślokakṛdahagguṁ slokakṛt | ahamasmi prathamajā ṛtā sya|

Io (aham) sono l’unificatore (ślokakṛt)! Io (aham) sono l’unifica­tore (ślokakṛt)! Io (aham) sono l’unificatore(ślokakṛt)! Io (aham) sono il primogenito (prathamajā) dell’ordine cosmico (ṛtasya),

pūrvaṁ devebhyo amṛtasya nā bhāyi | yo mā dadāti sa ideva mā vāḥ|

prima (pūrvam) degli dèi (devebhyaḥ) [io sono] l’ombelico (nā bhāyi) dell’immortali­tà (amṛtasya)! Colui, il quale (yaḥ) mi () doni (dadāti), costui (saḥ) sicuramente (it) così (eva) stesso mi () protegge(avāḥ)!

ahamannamannamadantamā dmi|

ahaṁ visvaṁ bhuvanamabhyabhavām|

Io (aham), che sono il cibo (annam), divoro (admi) il divoratore (adantam) del cibo (annam)! Io (aham) supero (abhyabhavām) l’in­tero (viśvam) universo (bhuvanam)!’.

suvarna jyotīḥ | ya evaṁ veda | ityupaniṣad|

Pari (na) al sole (suvar) è lo splendore (jyotīḥ). [Questo è il frutto per colui] il quale (yaḥ) così (evam) conosce (veda). Così (iti) è l’upaniṣat.

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