aditi

Published: Feb 25, 2022 by devadatta

aditi

dal dizionario Botto-Sani:

agg. 1. non legato, libero, senza legami; 2. non rotto, intero, non danneggiato; 4. felice; sf. 1. assenza di legami; 2. libertà; 3. sicurezza; 4. immensità; 5. abbondanza inesauribile; 6. condizione non danneggiata, perfezione; 7. potere creativo; \8. N. di una delle più antiche dee indiane; vacca, latte (RV) sf. du. (ī) cielo e terra

Qui di seguito la traduzione dell’inizio del capitolo che Bergaigne dedica a aditi nei suoi “La religion védique dans les hymnes du ṛgveda”. La traduzione completa del capitolo la trovate qui. I tre volumi di Bergaigne sono estremamente interessanti poiché le minuziose analisi sono corredate dalle rispettive citazioni dal ṛgveda. Nelle poche pagine dedicate a aditi se ne contano poco più di una settantina.

La recitazione di Sri Shyama Sundara Sharma and Sri Satya Krishna Bhatta è tratta da sito sri-aurobindo.in.

La traduzione dei primi versi citati è di Bergaigne, la grammatica è risolta da me.

“Prima di iniziare l’analisi dei personaggi divini chiamati āditya, sarà utile studiare nelle prime pagine di questa sezione la loro madre aditi.

La parola aditi non è solo nel ṛgveda il nome di un personaggio divino, considerato principalmente come la madre degli āditya; ha anche, sia come sostantivo astratto che come aggettivo, degli usi che, in accordo con l’etimologia, permettono di fissarne il significato con maggiore precisione.

L’etimologia può essere data con certezza. La radice è (presente dyati) “legare”, il cui participio dita in particolare è abbastanza comune negli inni, e da cui deriva con lo stesso assottigliamento della vocale in i, un sostantivo astratto diti “azione di legare” o “ stato di ciò che è legato” e con la privativa a, aditi “stato di ciò che non è legato, assenza di legame”, se il composto è semplicemente determinativo, oppure “che non ha legame, che è slegato”, se il composto è possessivo. Entrambi i significati sembrano essere appropriati per l’uso della parola aditi sia come sostantivo astratto sia come aggettivo. Contrariamente a un uso della lingua che risente di molte altre eccezioni, il composto determinativo e il composto possessivo non si distinguono per l’accentuazione: sono entrambi proparossitoni (sdruccioli, l’accento acuto è sulla terzultima sillaba). Rimandiamo al capitolo II, sezione III per l’interpretazione dei passaggi in cui la parola aditi è presa nel senso di ‘libertà’ o ‘libero’, non senza allusione al nome della dea o a quello dei suoi figli. Inoltre, come epiteto di divinità diverse, ha altri usi, il cui studio aiuterà a chiarire la sua applicazione che ne viene fatta alla madre degli āditya.

È facile capire che un personaggio il cui nome è rimasto in uso come aggettivo e funge in questa veste da epiteto per altre divinità, non avrebbe potuto assumere una chiara individualità, che la nozione ha dovuto rimanere più o meno fluttuante, e che era, più di ogni altro, adatto a portare le idee panteistiche che si trovano, inoltre, in uno stato di sviluppo più o meno avanzato nella maggior parte delle concezioni vediche. Infatti, è il carattere che presenta in una delle formule più notevoli del ṛgveda a questo riguardo:

I.89.10
áditirdyáuráditirantárikṣamáditirmātā́ sá pitā́ sá putráḥ ǀ

víśve devā́ áditiḥ páñca jánā áditirjātámáditirjánitvam ǁ

aditiḥ | dyauḥ | aditiḥ | antarikṣam | aditiḥ | mātā | saḥ | pitā | saḥ | putraḥ | viśve | devāḥ | aditiḥ | pañca | janāḥ | aditiḥ | jātam | aditiḥ | janitvam |

«aditi (aditiḥ) [è] il cielo, aditi (aditiḥ) [è] l’atmosfera (antarikṣam), aditi (aditiḥ) [è] la madre (mātā), lei (–>lui- saḥ) [è] il padre, lei (–>lui- saḥ) [è] il figlio (putraḥ). aditi (aditiḥ) [è] tutti (viśve) gli dèi (devāḥ), le cinque (pañca) razze (janāḥ). aditi (aditiḥ) [è] ciò che nasce (jātam), aditi (aditiḥ) [è] ciò che deve nascere (janitvam). »

La costruzione della forma aditiḥ, con neutri e plurali non permette di considerarla qui come aggettivo attributivo. È infatti il carattere divino di aditi che viene successivamente identificato con i mondi e gli esseri elencati nel testo. In altri passaggi, invece, la parola aditi è ancora un semplice epiteto del cielo, del figlio o del padre.

aditiḥ, sf. nom. sg. di aditi-, aditi

dyauḥ, sm. nom .sg. m. di div-, cielo; giorno, splendore, lucentezza

aditiḥ, sf. nom. sg. di aditi-, aditi

antarikṣam, sn. nom. sg. di antarikṣa-, spazio intermedio tra cielo e terra, atmosfera, cielo, aria

aditiḥ, sf. nom. sg. di aditi-, aditi

mātā, sf. nom. sg. di mātṛ-, madre

saḥ, pron. nom, sg. m. di tad, egli, questo

pitā, sm. nom. sg. di pitṛ-, padre

saḥ, pron. nom, sg. m. di tad, egli, questo

putraḥ, sm. nom. sg. di putra-, figlio, bambino

viśve, agg. nom. pl. m. di viśva-, tutto, ogni, ognuno, intero, universale

devāḥ, sm. nom. pl. m. di deva-, divinità, dio

aditiḥ, sf. nom. sg. di aditi-, aditi

pañca,agg. nom. pl. n. di pañcan-, cinque

janāḥ, sm. nom. pl. di jana-, creatura, essere vivente, uomo, persona, razza, stirpe

aditiḥ, sf. nom. sg. di aditi-, aditi

jātam, vb. cl. 1 √jam-, part. pass. pass., generare, procreare, produrre, creare, causare; —> nom. nato, dato alla luce

aditiḥ, sf. nom. sg. di aditi-, aditi

janitvam, agg. nom. che deve essere generato o prodotto

aditi

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van- , vb. cl. 1, piacere, amare, sperare, desiderare; ottenere, acquisire; conquistare, vincere;

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“Generalmente la centralità nei templi dedicati al Dio spetta al liṅga. Esiste una molteplicità di liṅga. Rappresentazione della potenza allo stato puro prima e nonostante la manifestazione, il liṅga è l’emblema per eccellenza di śiva, esso rappresenta parzialmente l’energia sessuale e la procreazione, ma è soprattutto potenza distruttrice: se il liṅga, a causa di una maledizione, si stacca dal corpo di śiva e cade a terra l’universo si spegne o comincia bruciare ogni cosa, finché non viene posta nella yoni di parvatī ove la sua forza distruttrice si placa; la yoni rappresenta la base su cui il liṅga è istallato, simbolo della śakti con la quale il Dio è perennemente unito. Nei pancamukha-liṅga (liṅga con cinque volti) ci sono in realtà quattro volti, il quinto è il liṅga come forma trascendente di śiva. Nei sancta sanctorum dei templi i la mūrti che si incontra più frequentemente non è una vera e propria mūrti, bensì il liṅga che prima di essere un oggetto concreto di culto è il segno di una Realtà sottile che permea tutte le cose: “il liṅga è nel fuoco per coloro che si dedicano ai riti, nell’acqua, nel cielo, nel sole per gli uomini saggi, nel legno e in altri materiali solo per gli sciocchi; ma per gli yogin è nel proprio cuore. (īśvara-gītā, Il Canto del Signore [śiva]). Gli śivaliṅga sono infiniti, dice lo śiva-purāṇa, e l’intero universo è fatto di liṅga giacché tutto è forma di śiva e null’altro esiste realmente; il liṅga in altre parole è il brahman (īśvra-gītā 10, 1 e 3).”