śiva

Published: Mar 1, 2022 by devadatta

śiva

aghorebhyo ‘tha ghorebhyo ghora-ghoratarebhyaḥ ।

Al Non-Terrificante (aghorebhyaḥ), e certamente (atha) al Terrificante (ghorebhyaḥ) [e] al Terrificante più terrificante (ghora-ghoratarebhyaḥ).

Ho tradotto in “modalità maratona” lo śivopāsanā mantrāḥ (KYV, TA, 10-16-1 to 10-25-1), per l’occasione. Nel caso qualcuno non sapesse cosa fare in questa rātrī viakhyat (notte ben conosciuta). La recitazione, ça va sans dire, è dei fratelli Challakere.

La foto: śiva nel suo aspetto terrificante.

La traduzione completa, magari da sistemare vista la “modalità maratona”, sul mio sito (https://www.sathyasai.com/traduzioni/veda/kyv/śivopāsana/śivopāsana-1/).

Qui il tutorial affidabile per apprendere la recitazione.(http://saiveda.net/…/sivopasana_mantrah/sm_tuto.html)

aghorebhyaḥ, agg., dat. di aghora- al non terrificante

√**ghur-**, v. cl. 6, gridare in modo spaventoso, spaventare con le proprie grida

atha, avv., ora, allora, piuttosto, certamente

ghorebhyaḥ, agg. dat. di ghora, al terrificante

ghora-ghoratarebhyaḥ, dat. al terribile più terribile

ghoratara, agg. più terribile, molto spaventoso

śiva

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van- , vb. cl. 1, piacere, amare, sperare, desiderare; ottenere, acquisire; conquistare, vincere;

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“Generalmente la centralità nei templi dedicati al Dio spetta al liṅga. Esiste una molteplicità di liṅga. Rappresentazione della potenza allo stato puro prima e nonostante la manifestazione, il liṅga è l’emblema per eccellenza di śiva, esso rappresenta parzialmente l’energia sessuale e la procreazione, ma è soprattutto potenza distruttrice: se il liṅga, a causa di una maledizione, si stacca dal corpo di śiva e cade a terra l’universo si spegne o comincia bruciare ogni cosa, finché non viene posta nella yoni di parvatī ove la sua forza distruttrice si placa; la yoni rappresenta la base su cui il liṅga è istallato, simbolo della śakti con la quale il Dio è perennemente unito. Nei pancamukha-liṅga (liṅga con cinque volti) ci sono in realtà quattro volti, il quinto è il liṅga come forma trascendente di śiva. Nei sancta sanctorum dei templi i la mūrti che si incontra più frequentemente non è una vera e propria mūrti, bensì il liṅga che prima di essere un oggetto concreto di culto è il segno di una Realtà sottile che permea tutte le cose: “il liṅga è nel fuoco per coloro che si dedicano ai riti, nell’acqua, nel cielo, nel sole per gli uomini saggi, nel legno e in altri materiali solo per gli sciocchi; ma per gli yogin è nel proprio cuore. (īśvara-gītā, Il Canto del Signore [śiva]). Gli śivaliṅga sono infiniti, dice lo śiva-purāṇa, e l’intero universo è fatto di liṅga giacché tutto è forma di śiva e null’altro esiste realmente; il liṅga in altre parole è il brahman (īśvra-gītā 10, 1 e 3).”